Fratelli d’Italia: “Tari alle stelle, tra assenze e strategie, Metta si salva per ora. Ma Cerignola no”

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CERIGNOLA – La Tari sale ancora (+36%): lo ha deciso ieri il sindaco con l’avvallo di una maggioranza risicata, dopo aver mandato deserto il Consiglio venerdì scorso. A fare da contorno, la pesante assenza di un componente del centrosinistra, che avrebbe pareggiato i soli 11 voti a favore (su 25), e mandato a casa tutti.

CONSIGLIO EMOTIVAMENTE COMPLESSO | I riequilibri di bilancio passano soltanto in seconda convocazione (dopo un weekend di “visite” e trattative occulte) con appena 11 sì tra defezioni programmate e seduta consiliare emotivamente complessa e “militarizzata”. Sullo sfondo, il parere negativo dei Revisori dei Conti ad esporre ciascun votante a rischio di danno erariale da pagare di tasca propria (non coperto da assicurazione). In troppi interventi si è parlato di pressioni che avrebbero fatto da prologo all’adunanza, in un clima di preoccupante omertà, con inspiegabili presenze in Aula e consiglieri fino alla fine indecisi se votare, astenersi o uscire.

TARI ALLE STELLE | La Tari, dopo l’aumento del 19% nel 2016, sale ancora, ma del 36%. Più tasse ai cittadini, a fronte di servizi inesistenti. E frattanto abbiamo perso anche l’Aia 66/2014, con connessa possibilità di costruzione del VI lotto di discarica, oltre all’avvio della biostabilizzazione e del compostaggio. Altri lo faranno in casa nostra e dovremo chiedere permesso e pagare sempre di più per i nostri rifiuti.

L’ASSENZA PESANTE A SINISTRA | La mancanza di Mario Rendine ha ridotto la minoranza a 10. Comportamento ingiustificabile di cui tutta la sinistra deve dare conto. Non si può fare un comizio unitario la sera prima e finire per salvare questa amministrazione l’indomani. Con 11 si sarebbe posto fine a questa avventura di una maggioranza che ormai non esiste più, che ha perso pezzi e dignità e sta condannando Cerignola a tasse spropositate e servizi inaccettabili. La presenza di Rendine, oltre a licenziare l’amministrazione, avrebbe tolto ogni alibi a chi adotta da tempo la politica del “vorrei, non vorrei, ma se vuoi” e tutti sarebbero stati inchiodati alle proprie responsabilità, senza scappatoie e strategie.

IL RUOLO DI SPECCHIO | Poco comprensibile la posizione del consigliere Vincenzo Specchio, fino a poche ore fa in maggioranza: si sapeva della sua assenza, invece è andato in Consiglio, ma al voto è uscito. Avrebbe a qual punto potuto porre fine all’esperienza aggiungendosi come 11° ai voti dell’indipendente Teresa Lapiccirella (vera leonessa in Aula), di Forza Italia e centrosinistra, alla fine, ininfluenti, usciti confusamente al momento del voto (il Pd pensava di votare per appello nominale e uscendo ha invano chiesto la ripetizione della votazione).

CITTÀ GIÀ COMMISSARIATA | Il sindaco non sarà commissariato dal Prefetto. Per ora. Ma è chiaro quanto pericolosamente lo sia già, ma da certi sistemi. E il fallimento programmato di Sia e delle trattative connesse e successive (Asipu Spa) ne sono la prova.

MATCH POINT SOLO RINVIATO | Insomma, occasione persa. Per ora il sindaco resta lì. Ormai nell’angolo, vittima dei suoi modi, del sistema che lo ha condotto qui. Lo sfiancamento durerà ancora, perché il sindaco, proclami a parte, non ha più autorevolezza tra i suoi consiglieri e d’ora in poi sarà ostaggio dei nuovi raggruppamenti. In mezzo la città, quella stessa sommersa di immondizia. Saranno i cerignolani a giudicare. Se prima non lo fanno le Autorità preposte. E lo auspichiamo.

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